Incidenti in condominio: obblighi e responsabilità

Si sa, le disgrazie avvengono nei più disparati luoghi pubblici o privati: infortuni nelle palestre e nelle piscine, incidenti negli stadi durante una partita di calcio e negli altrettanto frequentati esercizi commerciali, ed ancora, sinistri, spesso mortali, prodotti dalla cattiva manutenzione della rete stradale, e così via.

In tutti quelli appena ricordati ed in altri analoghi il danno può essere provocato dalla cosa che è la prima condizione per fondare la responsabilità di chi ne ha la custodia ex art. 2051 c.c..

La casistica giurisprudenziale dimostra che tra le controversie che impegnano quotidianamente giudici ed avvocati, quelle che vengono ricondotte alla violazione di cui all’art. 2051 c.c., occupano, in una immaginaria classifica, uno dei primo posti.

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Sito internet dei Condomini o del SuperCondominio.

Su richiesta dell’assemblea, che delibera con la maggioranza di cui al secondo comma dell’art. 1136 del codice, l’amministratore è tenuto ad attivare un sito internet del condominio che consenta agli aventi diritto di consultare ed estrarre copia in formato digitale dei documenti previsti dalla delibera assembleare.

Le spese per l’attivazione e la gestione del sito internet sono poste a carico dei condomini.

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Tanto dispone l’art. 71-bis delle disposizioni di attuazione del codice civile, introdotto ex novo dalla legge n. 220/2012 (Legge di riforma del condominio).

La nuova disposizione offre la possibilità (non è un obbligo) di attivare un sito internet per consentire di gestione il condominio in maniera trasparente, semplice e veloce sfruttando i moderni mezzi informatici.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia.

L’utilizzo del web pone delicati problemi di tutela della riservatezza dei condomini, anche in considerazione del fatto che la norma non fa cenno ai contenuti del sito, rinviando alle determinazioni assunte dall’assembleare con la delibera di attivazione del sito.

È quanto mai necessario, dunque, individuare i dati che possono (e non possono) essere pubblicate online, nonché adottare una serie di accorgimenti tecnici per garantire la riservatezza dei dati trattati, in conformità alla normativa vigente.

Quest’ultima – si badi! – deve tenere conto non solo della normativa interna, e quindi del d.lgs. 196/2003 (Codice Privacy), ma anche di quella sovrannazionale (rectius comunitaria). A partire dal prossimo maggio 2018 entra a pieno regime, infatti, il Regolamento Privacy Europeo, n. 2016/679 (G.D.P.R.).

Pertanto massima premura ed attenzione a concetti di privacy by design e by default, Data Protection Officer, cifratura dei dati ed data breach.

Ovviamente, come più volte manifestato, BorgoSanBasilio.it si mette a disposizione gratuitamente al pubblico dell’intero complesso per aumentare la trasparenza, l’efficienza ed il buon andamento della gestione di amministrazione condominiale.

Disturbo della quiete pubblica in condominio

L’art. 659 del Codice Penale prevede che «chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309».

Occorre premettere che la decisione numero 40329, depositata il 30 settembre 2014, i giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione (III Sezione Penale) si sono pronunciati in ordine alla natura giuridica di tale contravvenzione. Infatti, ai fini dell’integrazione del reato in partola – scrivono i gli Ermellini – è necessario che i rumori, gli schiamazzi e le altre fonti sonore indicate nella norma superino la normale tollerabilità ed abbiano, anche in relazione allo loro intensità, l’attitudine a propagarsi ed a disturbare un numero indeterminato di persone, e ciò a prescindere dal fatto che, in concreto, alcune persone siano state effettivamente disturbate.

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Ripartizione spese condominiali: dal diritto alla pratica

Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione.
Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne.
Qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell’intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità.
(Art. 1123 del Codice Civile)

Le spese relative alla gestione dei beni condominiali si suddividono in spese ordinarie e straordinarie e vanno ripartite tra i condomini sulla base dei criteri contenuti nel regolamento condominiale o (in mancanza) in base alle norme (generali e specifiche) contenute nel codice civile.

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Supercondominio, quando sussiste? La risposta della Cassazione

Cassazione Civile, sez. II, sentenza 14/11/2012 n° 19939

La definizione individuata dalla Corte di Cassazione con la sentenza  del 14 novembre 2012  ha affrontato un’interessante questione in materia condominiale.

Con il termine  “supercondominio”, infatti, s’intende la fattispecie legale che si riferisce ad una pluralità di edifici, costituiti o meno in distinti condomini, ma compresi in una più ampia organizzazione condominiale, legati tra loro dall’esistenza di talune cose, impianti e servizi comuni  (es. viale d’accesso, le zone verdi, l’impianto di illuminazione, la guardiola del portiere, il servizio di portierato, etc.)  in rapporto di accessorietà con fabbricati.

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